Il lavoro

Ad oggi non esiste una versione integrale italiana del Mahabharata.
In attesa che un qualche gruppo di orientalisti si decida a produrre la traduzione italiana del più grande poema epico di tutti i tempi con annesse annotazioni spiegazioni approfondimenti e l'intero apparato critico, non avendo la pazienza di attendere oltre, in perfetta umiltà e sfacciatissimo ardire, senza competenze né crediti, spinto e guidato solo dall'amore, un amante di Bàrata ha intrapreso la rotta funambolica e interminabile che traduce dall'India in Italia il Mahabharata: in attesa che sia rivelato dagli studiosi, vogliate accontentarvi di scoprire come si svela agli occhi di un amante!
La presente traduzione è integrale nella misura in cui non sintetizza, non riracconta, non trasforma, non modernizza la versione inglese del Ganguli, che a sua volta dichiara di essere fedele all'originale sanscrito.
La presente traduzione è libera nella misura in cui sfronda il testo originale da quegli stilemi, quelle forme e quegli elenchi che trasportati nella nostra lingua e nel nostro tempo renderebbero la lettura gravosa oltre misura, senza arricchirla di alcun elemento apprezzabile dai più; ed è libera nella misura in cui tenta di scavalcare alcune scelte di traduzione del Ganguli per ricuperare induttivamente l'originale sanscrito.
Il lavoro è iniziato nel Gennaio del 2011 ed è prevedibile si protragga per una quindicina d'anni.
Il lavoro procede per tentativi e approssimazioni, si spinge avanti e torna indietro continuamente, sperimenta soluzioni: quanto fino a qui pubblicato non è compiuto, ma soggetto a continue revisioni.
Chi si avvicina per la prima volta a questo genere di testi potrebbe trovare ostica e scoraggiante l'apertura del primo libro dell'opera: potrebbe invece tentare di introdursi in questo spazio così altro leggendo come primo testo la storia di  Nala e Damaianti, che è di una bellezza, una complessità, una modernità così sfolgoranti da conquistare chiunque (tratta dal III libro).